I nostri orti e frutteti sono gestiti secondo i principi dell’agricoltura biologica e della sostenibilità e forniscono materie prime di alta qualità alla nostra cucina.

I nostri prodotti sono anche offerti in vendita diretta:  in funzione delle stagioni potete acquistare ortaggi (piselli, fave, pomodori, zucchine, spinaci, erbette, coste, insalate, rucole, ecc.), frutta (fragole, lamponi, ribes, more di gelso e di rovo, diverse varietà di fichi, mele, pere, ciliege, ecc.) erbe officinali (rosmarini, salvie, timo, maggiorana, borragine, piantaggini, rabarbaro, ecc.).
Siamo soci del Consorzio Terre Alte e abbiamo aderito al suo progetto affinché ogni azienda agricola del lecchese impianti un “giardino della biodiversità”.

zucche

La storia dell’orto dei Gelsi raccontata da Liliana
“Era il 1991 quando ho iniziato a metter mano al mio progetto di ritorno alla terra.
Il terreno era incolto da molti anni. C’era qualche albero da frutta: due peri di una varietà chiamata “curato”, che nel tempo ho imparato ad apprezzare perché mi permettono di realizzare una marmellata veramente squisita, quattro piante di fichi, un paio di cachi, dei susini che fanno prugne che non avevo mai visto prima: alcune piccole, allungate e gialle che chiamano “prugnette francesi”, altre rosse, scure, quasi nere, poco più grandi di grosse ciliege che chiamano “mirabelle”. Poi dei kiwi , naturalmente il grande gelso bianco, allori, sambuchi, robinie, tanta erba alta più di un metro e… un mare di rovi. La conformazione del terreno non pianeggiante ma quasi tutto terrazzato tranne una piccola parte (“i ronchi” come qui sono chiamati) mi ha portato a scegliere di impiantare il frutteto a monte di ogni ronco lasciando sul fronte lo spazio per gli ortaggi. Sono andata a cercare meli, pesche, prugne, albicocche, fichi, lamponi, ribes, fragole, scegliendole tra varietà locali.
Così, mentre restauravo la cascina conservandone intatta la antica struttura, “ricostruivo” l’orto cercando di “collegarmi” a tutti quelli che prima di me, nei secoli passati (dal 1600!), erano stati qui a sudarsi il pane su questa stessa terra.
Così ho impiantato il mio “ giardino della biodiversità”… e la storia continua, perché nel tempo si aggiunge sempre qualcosa.
Abbiamo messo a dimora una decina di viti per avere uva da tavola e recuperato le vecchie viti che danno il “clinton”: acini piccolissimi per un vino aspro, un vino da contadini.
C’è voluto del tempo prima di arrivare a risultati soddisfacenti, ma adesso è davvero bello: un giardino fiorito dove frutta e verdura si accompagnano.”

La nostra scelta è stata fin dall’inizio per la coltivazione biologica: niente di chimico, massima attenzione per le pratiche naturali e la sostenibilità.

Le nostre buone pratiche agricole:

  • Non sfruttare la terra: lasciarla riposare praticando la rotazione delle colture
  • Concimazione naturale: utilizziamo il compost ricavato dagli scarti dell’orto e della cucina, la pollina delle nostre galline e se necessario integriamo con concime pellettato ammesso nell’agricoltura biologica
  • Invece di antiparassitari e pesticidi usiamo macerati di ortica e di equiseto
  • Seguiamo il calendario lunare per le semine e i trapianti
  • Cerchiamo per quanto possibile di utilizzare le nostre sementi

Stagione dopo stagione continuiamo a perseverare nelle nostre scelte di naturalità e sostenibilità.

Il Cachi 

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Screenshot_20210226-214618_Google.jpg

Nome scientifico: Diospyros kaki
Classificazione superiore: Diospyros
Categoria tassonomica: Specie
Specie: D. kaki
Regno: Plantae
Classe: Magnoliopsida

Cachi o kaki è un albero da frutto: una angiosperma dicotiledone, appartenente alla famiglia delle Ebenacee e al genere dei Diospyros. Il nome deriva dal termine giapponese del frutto: 柿 pronunciato appunto “kaki”.
Il cachi, la “mela d’Oriente” secondo la definizione letteraria per la sua origine prima in Cina e poi in Giappone, dove è conosciuto come Loto (il frutto) e Albero della Pace (la pianta), è un tipico frutto autunnale.
L’albero è originario della zona centrale della Cina e il termine “cachi” altro non è che una formula abbreviata del giapponese kaki noki. Una varietà molto diffusa è anche quella del cachi vaniglia simile alla mela per forma e consistenza, la polpa infatti si taglia a fette, ma dal sapore tipico del cachi.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Screenshot_20210226-214640_Google.jpg

PROPRIETÀ E BENEFICI DEI CACHI
Lassativo, diuretico, energizzante e ricco di vitamine, betacarotene e sali minerali come il potassio, il fosforo e il magnesio: il cachi, o kaki, protegge e depura il fegato, uno degli organi più delicati del nostro organismo. Il cachi contiene inoltre un’elevata quantità di sali minerali, soprattutto potassio, calcio, fosforo e vitamine A, C e B. Essendo ricco di vitamine e betacarotene, il cachi apporta al nostro organismo anche un buon quantitativo di antiossidanti in grado di svolgere un’azione preventiva nei confronti dei tumori.
Un etto di questo frutto, con buccia giallo arancio, fornisce 65 calorie ed è composto per l’80 per cento di acqua e fino al 18 per cento di zuccheri con tracce di proteine e grassi, mentre presenta circa un 2,5 di fibre
Un frutto altamente energetico, raccomandato soprattutto in caso di inappetenza e per chi pratica sport regolarmente, il cachi è però un frutto sconsigliato in caso di diabete a causa dell’alto indice glicemico che provoca un innalzamento repentino della glicemia.
Da evitare o mangiare con moderazione anche in caso di sovrappeso e obesità a causa dell’elevato contenuto calorico.

EFFETTI BENEFICI DEI CACHI

Ma vediamo nel dettaglio quali sono le qualità terapeutiche dei cachi:

Rafforza il sistema immunitario. Come già detto, il cachi contiene vitamina C in grado di rafforzare il nostro sistema immunitario, un alimento da portare quindi in tavola spesso soprattutto durante il periodo del cambio di stagione per proteggerci dai malanni tipici della stagione autunnale.

Previene le malattie cardiovascolari. E non solo: il cachi favorisce anche l’assorbimento del ferro.

Un ottimo lassativo. Agendo direttamente sul fegato e sull’intestino, il cachi è un naturale lassativo grazie ai tannini e alle fibre presenti nella sua polpa. Con una raccomandazione per beneficare di questa funzione: va mangiato maturo.

Diuretico. Per questa funzione invece il frutto va mangiato a colazione e acerbo. In queste condizioni diventa un ottimo diuretico grazie al contenuto di potassio.

Energizzante. Il cachi è considerato un frutto ideale per i bambini, gli sportivi e gli astenici poiché ha ottime capacità energizzanti, grazie agli zuccheri che contiene.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Screenshot_20210226-214732_Google.jpg

COME UTILIZZARE I CACHI IN CUCINA

Ottimo da gustare così com’è, perfetto per concludere il pranzo al posto del dessert, il cachi è un ingrediente perfetto anche per la preparazione di tante gustose ricette dolci e salate, eccone alcune: risotto con i cachi, marmellata con i cachi, crostata con i cachi, caramelle fai da te con i cachi.

COME CONSERVARE I CACHI

Potete conservare i cachi in frigorifero per qualche giorno se non eccessivamente maturi oppure all’esterno, in un luogo fresco e al riparo da fonti di calore se ancora acerbi. In questo caso, per favorirne la maturazione, riponeteli in un cestino di vimini o in una cassetta e poi collocatevi all’interno anche qualche mela: dopo qualche giorno risulteranno maturi.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Screenshot_20210226-214907_Google-1.jpg

Il Noce

Il noce da frutto o noce bianco (Juglans regia L.,1753) è un albero appartenente alla famiglia Juglandaceae. È il rappresentante più conosciuto e più importante dal punto di vista economico nel suo genere, ed è anche chiamato con i termini “noce comune” o “noce reale”. Per le sue dimensioni maestose e la grande longevità (ne esistono esemplari centenari) grazie alla crescita lenta, possiamo considerarlo i re degli alberi da frutto. Il frutto (seme) viene detto noce.
Il noce è tra i legni più pregiati al mondo, particolarmente apprezzato per la sua resistenza e durezza, si presenta bruno con tendenza a scurirsi. Il noce europeo (Juglans regia), chiamato “noce nazionale” è assolutamente il più pregiato, in particolare la parte della radice ossia la “radica di noce”. Il noce (Juglans regia, J. nigra) con i suoi 20 e passa metri d’altezza e 12 di diametro, necessita di spazio e di tempo, non è una pianta per gli impazienti, ma induce piuttosto alla meditazione. È quindi abbastanza coerente che la si trovi normalmente in condizioni di “solitudine”.

Piantare un noce, mai due
L’albero era di norma uno solo: chi provava a piantarne un secondo nelle vicinanze, rimaneva presto deluso, perché il nuovo arrivato si seccava miseramente entro pochissimi anni dall’impianto. Lo avevano notato già i Romani, che infatti non tenevano in grande considerazione.Nell’Ottocento, la scienza botanica ha risolto il mistero. Il noce è un albero allelopatico, capacità, da parte di alcune specie, di produrre sostanze in grado di inibire lo sviluppo di altre piante. Lo scopo è evidente: tenersi tutte per sé le sostanze nutritive, godere di maggiore spazio, di più ossigeno e della migliore illuminazione.
Questo fenomeno, chiamato“allelopatia”,è determinato dalla produzione a livello radicale di sostanze metaboliche (le rizotossine) che risultano velenose per piante della stessa o di altre specie, L’azione è efficace in un raggio variabile dai 40 cm delle piante erbacee fino ai 20 m nel caso degli alberi come, appunto, il noce.

Si racconta che Dione, re della Laconia, aveva sposato Anfitea che gli aveva dato tre figlie: Orfe, Lico e Caria. Un giorno Anfitea accolse con i più grandi onori il dio Apollo che viaggiava attraverso quelle terre. Per ricompensa egli promise alle fanciulle doni profetici purchè non tradissero mai gli dei e non cercassero di sapere quel che non le riguardava.
Qualche tempo dopo arrivò in quei luoghi Dioniso che, ospitato nella casa di Dione, si innamorò di Caria, riamato. Poi ripartì per il suo viaggio intorno alla Terra. Al termine del viaggio, tornò nella casa di Dione, spinto dal forte amore per Caria. Fu allore che Orfe e Lico, incuriosite, cominciarono a spiarlo, infrangendo così il voto fatto ad Apollo. Gli avvertimenti di Dioniso non valsero a nulla, perciò il dio decise di punirle facendole impazzire per poi tramitarle in rocce.
Caria ne morì per il dolore; ma Dioniso, che l’aveva tanto amata, la trasformò in un noce dai frutti fecondi. Fu poi Artemide, a raccontare questa storia ai Laconi i quali la chiamarono poi Artemide Cariatide, ereggendo in suo onore un tempio.

Il legame del noce alle divinità femminili si è tramandato anche nel Medioevo come raccontato nella leggenda del noce di Benevento. Si diceva che nella notte di San Giovanni le streghe, capeggiate da Diana (l’Artemide greca), volassero a migliaia per recarsi sotto il noce di Benevento dove si teneva un gran sabba. Sembra che quel noce fosse vecchissimo perchè nel VII secolo, durante il regno di Costante II, il vescovo Barbato lo aveva fatto sradicare per por fine ad alcuni riti pagani. La convinzione che streghe e demoni prediligessero il noce per i loro sabba era diffusa in tutta Italia. A Roma dice una leggenda che la Chiesa di Santa Maria del Popolo fosse stata costruità là dove prima si trovava un noce intorno al quale danzavano migliaia di diavoli. Però il noce di Benevento rimase comunque l’albero delle streghe per eccellenza. Perchè?
Tale credenza deriva dal fiume Sabatus, che costeggia la città prima di confluire nel Calore: tale nome ci riporta appunto al sabba. Questo legame con il mondo infernale ha fatto sì che l’albero evocasse un simbolismo funesto. Si dice infatti che non è salutare riposare o dormire all’ombra di un noce e che se radici penetrano nelle stalle facciano deperire il bestiame.

Ma si sa i simbolismi son doppi, e il frutto dell’albero è simbolo di rigenerazione, come racconta una leggenda slava sul diluvio, che narra di come le persone destinate a ripopolare il mondo si salvarono grazie ad un guscio di noce. Era usanza anticamente far piovere noci sugli sposi perchè si consideravano ben augurali. Nelle favole il noce è sempre foriero di tesori o oggetti fiabeschi, e se si trova una noce divisa in tre setti, essa viene considerata portafortuna.Dal Medioevo fino alla seconda guerra mondiale il noce segnalava la presenza di una casa, nelle campagne di tutta Italia, dove non mancava mai: forniva legna da ardere ma anche legname per mobili (veniva piantato d’abitudine tutte le volte che nasceva una figlia: tagliandolo al momento del matrimonio e vendendone il legno, se ne ricavava la dote per la ragazza); regalava una refrigerante ombra estiva, e donava i frutti; infine, con i gusci vuoti, si accendeva il fuoco nel focolare.

Quando le noci arrivano a maturazione (il periodo di raccolta è l’autunno), il mallo si secca lasciandole cadere in terra. Prima di metterle in commercio il mallo viene eliminato, liberando la noce completa del suo guscio. Le noci sono formate da un guscio legnoso, l’endocarpo, che racchiude il seme commestibile chiamato gheriglio. I gherigli di noce sono ricoperti da una pellicina che è opportuno eliminare quando la noce è fresca, in quanto ha un sapore leggermente amaro.

La noce è un alimento molto salutare, basta pensare all’alto contenuto di acidi grassi omega 3 e omega 6, importanti per la salute cardiovascolare.

Tra le proprietà delle noci, quella più importante è sicuramente quello di riuscire ad abbassare i livelli di colesterolo e quindi di limitare i rischi di malattie cardiovascolari. Questo grazie all’acido linoleico, sostanza in grado anche di rafforzare unghie e capelli e di ridurre i fastidiosi disturbi della sindrome premestruale. Sono ricche di sali minerali (soprattutto zinco, calcio e magnesio), di proteine, di vitamine del gruppo B e della vitamina E, la quale risulta un potente antiossidante. Un frutto autunnale che si adatta perfettamente all’esigenza del corpo di assumere le giuste energie e sostanze nutritive per affrontare al meglio il cambio di stagione. Bisogna ricordarsi di non eccedere con le quantità perché le noci risultano abbastanza caloriche. La dose giornaliera consigliata è di circa 6-7 noci al giorno.

Dalle noci si ricava un olio che si conserva per periodi brevi, 3-4 mesi, in quanto rischia di irrancidirsi facilmente. Per chi non lo sapesse, le foglie dell’albero del noce sono commestibili e spesso vengono usate per la stagionatura di alcuni tipi di formaggi come il pecorino.

Quando sono ancora verdi, a san Giovanni, si usano per fare il famoso liquore nocino.

Sul mercato si possono trovare le noci fresche e quelle secche: le noci fresche sono disponibili per poche settimane mentre le noci secche sono reperibili durante tutto l’anno.

Le noci, ridotte in granella o a farina, possono essere inserite in varie ricette sia dolci che salate, come pane, biscotti e torte oppure insalate,salse e pesti, oppure per accompagnamento a diverse pietanze come formaggi. Con un robot da cucina in pochi secondi si ottiene facilmente una farina senza glutine a partire dai gherigli delle noci secche che può essere associata a farine glutinose come la farina di farro, oppure con altre farine senza glutine, come quella di grano saraceno, che ben si sposa con tutta la frutta secca in generale.

Per i dolci preparati con farine in cui è assente il glutine vi consigliamo di usare le uova che faranno da legante nell’impasto, oppure un sostituito vegetale.

Non c’è nulla di meglio per condire la pasta con una buona e sana salsa alle noci. Basta tritare una bella manciata di gherigli di noci con del pecorino secco, un pezzetto di aglio, e della mollica di pane ammollata nel latte (anche vegetale). Infine va aggiunto dell’olio extravergine d’oliva, in base ai vostri gusti, sale e noce moscata. Tra gli alimenti con cui si sposano meglio le noci ci sono sicuramente i formaggi: possiamo suggerirvi il caprino, servito su un tagliere insieme a miele e noci, costituiranno un buon antipasto che potrete completare con un’insalata di pere kaiser, ravanelli, carote, e finocchi, tutto tagliato sottilmente e condito con sale e olio extravergine.

Il Nocciolo

Nocciòlo (Corylus avellana L., 1753) è un albero da frutto appartenente alla famiglia Betulaceae. Il nome del genere deriva dal greco κόρυς = elmo, oppure da kurl, il nome celtico della pianta, mentre l’epiteto specifico deriva da Avella, comune in provincia di Avellino, zona nota fin dall’antichità per la coltivazione di noccioli. La pianta ha portamento a cespuglio o ad albero, se coltivata è alta in genere dai 2 ai 4 m, ma se lasciata in forma libera può raggiungere anche l’altezza di 7–8 m. Ha foglie semplici, cuoriforme a margine dentato. È una specie monoica diclina, caducifoglia e latifoglia, con crescita rapida. Le infiorescenze sono unisessuali. Le maschili in amenti penduli che si formano in autunno, le femminili somigliano ad una gemma di piccole dimensioni. Ogni cultivar di nocciolo è autosterile ed ha bisogno di essere impollinata da un’altra cultivar. Il frutto (chiamato nocciola) è avvolto da brattee da cui si libera a maturazione e cade. Esso è commestibile e viene usato crudo, cotto o macinato in pasta, inoltre è ricco di un olio usato sia nell’alimentazione che dall’industria cosmetica. Il legno del nocciolo è molto flessibile, elastico e leggero, fin dall’antichità veniva usato per costruire ceste e recinti. Non è adatto come materiale da costruzione o per mobili in quanto troppo elastico e poco durevole. La distribuzione altitudinale è da collinare a medio-montana. Rifugge le aree mediterranee più calde ed aride. Preferisce terreni calcarei, ben drenati, fertili e profondi e luoghi semi-ombreggiati. L’habitat naturale è costituito da boschi di latifoglie, soprattutto querceti misti mesofili, radure e margini. Può formare boschetti pionieri su terreni freschi pietrosi, in consociazione con aceri o pioppo tremulo. La pianta di nocciolo è bella tutto l’anno e specialmente lo sono le sue varietà ornamentali che per la lentezza della loro crescita e per il volume contenuto sono adatte ad essere coltivate in grossi contenitori.

Può servire per molti usi anche per formare siepi informali che possono servire per dividere la proprietà dalla campagna. La pianta di nocciolo viene impiegata per consolidare scarpate e terrazzamenti a causa del suo apparato radicale robusto ed esteso.

Fra le altre specie di fruttiferi il nocciolo è una pianta molto versatile ed è anche un po’ magica. Infatti con i suoi rami si credeva nel Medioevo che i maghi riuscissero ad evocare i defunti. Sostare in un boschetto di nocciolo significa per le persone più sensibili avvertire un qualcosa di misterioso.

Il suo frutto, la nocciola è un’ottima fonte di energia e di minerali che entra in molte preparazioni culinarie. In tante torte e pasticcini vi è la nocciola ma la troviamo anche in creme e altre preparazioni dolciarie come la famosa pasta gianduia piemontese. Quindi non privarti di questa bella pianta da frutto la pianta di nocciolo che non solo allieterà la tua vista con la sua bellezza, ma ti donerà un frutto ottimo ed energetico.